Capelli folti e sani in controluce, simbolo dell'interazione tra ormoni e capelli

Ormoni e capelli: capire le cause della caduta dei capelli ormonale

In sintesi

Ormoni e capelli sono strettamente collegati: il ciclo del capello è regolato anche da androgeni (testosterone/DHT), estrogeni, progesterone, ormoni tiroidei e cortisolo (revisione PMC10968111, 2024). Dietro l’espressione caduta dei capelli ormonale si nascondono due meccanismi molto diversi tra loro.

  • Alopecia androgenetica (permanente): sensibilità dei follicoli al DHT su base genetica, con un andamento a schema definito e progressivo. È la forma più frequente e interessa fino all’80% degli uomini e circa il 40% delle donne in età avanzata (endokrinologen.de), spesso già a partire dalla prima età adulta.
  • Defluvium telogenico diffuso (nella maggior parte dei casi reversibile): i cambiamenti ormonali (gravidanza, menopausa, sospensione della contraccezione ormonale, stress) spingono contemporaneamente molti follicoli nella fase di riposo. Dopo la normalizzazione il recupero avviene in genere entro 6-12 mesi.
  • Il fattore scatenante non è il livello di testosterone: ciò che conta è la sensibilità ereditaria del follicolo al DHT, non la quantità di ormone nel sangue.

Vai subito alla parte pratica: quale medico consultare e quali valori misurare, compreso il giorno giusto del ciclo.

Che cos’è la caduta dei capelli ormonale?

La caduta dei capelli di origine ormonale è una perdita di capelli innescata da una variazione dei livelli ormonali (aumento, calo o riassetto) oppure da una maggiore sensibilità dei follicoli verso determinati ormoni. L’espressione riunisce due forme del tutto diverse tra loro per meccanismo, e proprio questa distinzione è la chiave per il trattamento corretto.

La prima forma è l’alopecia androgenetica: una sensibilità geneticamente determinata dei follicoli al diidrotestosterone (DHT). Segue un andamento tipico (stempiatura e chierica nell’uomo, diradamento della zona della riga nella donna) e senza trattamento progredisce. Secondo la revisione PMC10968111 è di gran lunga la causa ormonale più frequente.

La seconda forma è un defluvium telogenico diffuso: uno spostamento ormonale temporaneo (calo di estrogeni o progesterone, squilibrio tiroideo, cortisolo elevato) spinge molti follicoli nella fase di riposo in modo sincronizzato. I capelli si diradano su tutta la testa, ma di norma recuperano appena il fattore scatenante rientra. Sono interessati entrambi i sessi, con schemi differenti.

Sulla caduta dei capelli ormonale in rete si trovano spesso risposte solo superficiali. La panoramica che segue raccoglie in un unico quadro ogni ormone coinvolto, il suo effetto sui capelli e la reversibilità, prima di analizzare uno per uno i più importanti.

Ormone Effetto sui capelli Fattore che scatena la caduta Schema tipico Reversibile?
DHT (dal testosterone) Accorcia la fase di crescita, fa rimpicciolire i follicoli sensibili Sensibilità follicolare ereditaria, non la quantità nel sangue A schema definito (riga, tempie) No, progressivo
Testosterone Rilevante solo come precursore del DHT Conversione in DHT nei follicoli sensibili Come il DHT No (forma androgenetica)
Estrogeni Prolungano la fase di crescita, proteggono il capello Calo (dopo il parto, in menopausa) Diffuso, su tutta la testa In genere sì
Progesterone Considerato piuttosto favorevole ai capelli (possibile freno al DHT) Calo in fase luteale/perimenopausa Diffuso In genere sì
Cortisolo (stress) Spinge i follicoli precocemente nella fase di riposo Cronicamente elevato in caso di stress prolungato Diffuso Sì, una volta finito lo stress
Tiroide (T3/T4) Regola la divisione cellulare nel bulbo pilifero Ipotiroidismo o ipertiroidismo Diffuso Sì, dopo la regolazione
Prolattina Può interferire con il ciclo del capello Valori nettamente aumentati Diffuso In genere sì
DHEA-S Precursore androgeno, viene convertito in testosterone/DHT Aumentato in caso di PCOS/eccesso surrenalico A schema definito (nelle donne) In parte

Schema semplificato basato sulla revisione «The Hormonal Background of Hair Loss in Non-Scarring Alopecias» (PMC10968111, 2024). Non sostituisce la diagnosi medica.

DHT e alopecia androgenetica: la causa ormonale più frequente

L’alopecia androgenetica è la forma più frequente di caduta dei capelli ormonale ed è provocata dall’androgeno DHT. Il testosterone viene convertito in diidrotestosterone dall’enzima 5-alfa-reduttasi (soprattutto di tipo 2, gene SRD5A2). Il DHT si lega ai recettori degli androgeni nel bulbo dei follicoli geneticamente sensibili (Endotext NBK279028).

Il DHT si lega al recettore degli androgeni con un’affinità da 2 a 5 volte superiore rispetto al testosterone e se ne distacca più lentamente (NCBI Endotext NBK279028; revisione PMC10968111, i valori variano in base al metodo di misurazione). La conseguenza è una miniaturizzazione progressiva: i follicoli producono capelli sempre più fini e corti, finché la crescita si arresta.

Illustrazione in sezione di un follicolo pilifero prima e dopo la miniaturizzazione causata dal DHT

Il punto decisivo è questo: l’alopecia androgenetica non è guidata dal livello di testosterone nel sangue, ma dalla sensibilità ereditaria dei follicoli e dall’attività della 5-alfa-reduttasi. Per questo si parla di forma «ereditaria». Il percorso dal testosterone al DHT fino alla miniaturizzazione si può riassumere in una breve catena di eventi.

Come nasce la caduta androgenetica (catena di eventi)

Testosterone 5-alfa-reduttasi DHT si lega ai follicoli sensibili miniaturizzazione

Lo schema della caduta rivela la causa: gli uomini perdono capelli nella zona fronto-temporale (stempiatura) e al vertice (chierica), secondo i sette stadi della scala Norwood-Hamilton. Nelle donne si osserva un allargamento diffuso della riga centrale con attaccatura in genere conservata (scala Ludwig o Sinclair). I dettagli sull’andamento femminile sono descritti nell’articolo Caduta dei capelli nelle donne.

Un punto importante per chi è giovane: l’alopecia androgenetica non è solo una questione di età. Con una predisposizione genetica marcata la miniaturizzazione può iniziare già nella prima età adulta, spesso attorno ai vent’anni, e progredire poi lentamente nel corso degli anni. Ed è proprio questa fascia d’età a costituire, più tardi, una quota importante di chi cerca un trattamento mirato.

Sulla frequenza: secondo endokrinologen.de, tra gli over 70 sono interessati circa l’80% degli uomini e circa il 40% delle donne. Qui sta anche il motivo per cui il trapianto di capelli funziona: i follicoli della zona posteriore del capo presentano pochissimi recettori sensibili al DHT e restano stabili nel tempo. Il funzionamento del ciclo alla base di tutto questo è spiegato nell’articolo Ciclo del capello.

Testosterone e caduta dei capelli: il grande equivoco

Sul tema «testosterone e caduta dei capelli» vale un principio: un livello elevato di testosterone da solo non provoca la perdita di capelli. Ciò che conta è la conversione in DHT da parte della 5-alfa-reduttasi e la sensibilità genetica dei follicoli, non la quantità assoluta nel sangue (revisione PMC10968111; Endotext NBK279028). Questo spiega perché molti uomini con capelli folti hanno valori di testosterone elevati.

Il mito secondo cui «la calvizie significa molto testosterone e più virilità» non regge alla prova dei meccanismi biologici. Gli uomini con alopecia androgenetica non hanno in media valori di testosterone totale più alti degli uomini senza caduta. La differenza sta nella sensibilità locale del follicolo e nell’attività enzimatica a livello del cuoio capelluto, non nel livello sistemico.

Anche la convinzione molto diffusa che la masturbazione o l’attività sessuale frequente aumentino il testosterone e provochino così la caduta dei capelli non è dimostrata. Non esistono prove solide di un legame causale tra frequenza delle eiaculazioni e alopecia androgenetica (panoramica Medical News Today come fonte secondaria). Le oscillazioni ormonali di breve durata non modificano la sensibilità ereditaria dei follicoli.

Nelle donne la situazione è diversa: androgeni anche solo leggermente aumentati, per esempio in caso di PCOS o dopo la sospensione di un contraccettivo con forte azione antiandrogena, possono innescare uno schema androgenetico nei follicoli sensibili. Secondo la revisione PMC10968111, circa il 42,5% delle donne con PCOS presenta uno schema androgenetico, contro circa il 6% nella popolazione femminile generale sotto i 50 anni. Anche il precursore surrenalico DHEA-S ha un ruolo in questo quadro.

Estrogeni: l’ormone che protegge i capelli

Gli estrogeni hanno un effetto protettivo sui capelli: l’estradiolo, la forma attiva, prolunga la fase di crescita (anagen) dei follicoli attraverso il recettore ER-beta e stimola la divisione cellulare nel bulbo. Quando il livello è alto, come tipicamente accade in gravidanza, i capelli appaiono più folti e corposi (revisione PMC10968111).

Gli estrogeni aumentano inoltre la globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG), che lega gli androgeni liberi nel sangue riducendo così indirettamente l’esposizione al DHT. Se il livello di estrogeni cala, per esempio dopo il parto, in menopausa o dopo la sospensione di determinate terapie ormonali, questa protezione viene a mancare. Più follicoli passano contemporaneamente nella fase di riposo e circa 2-4 mesi più tardi compare una caduta diffusa.

Progesterone e capelli

Quando si parla di progesterone e capelli il quadro è questo: il progesterone è considerato tendenzialmente favorevole ai capelli. Il meccanismo ipotizzato è una competizione con il testosterone per l’enzima 5-alfa-reduttasi. In vitro e nel modello animale mostra perfino un’affinità per l’enzima superiore a quella del testosterone e potrebbe quindi frenare la formazione di DHT.

Un chiarimento importante: questa competizione per il substrato è ben documentata dal punto di vista biochimico, ma il passaggio all’affermazione «il progesterone previene la caduta dei capelli nell’essere umano» non è supportato da studi clinici significativi. Il progesterone non è una terapia riconosciuta contro la caduta dei capelli. Le affermazioni in merito restano quindi nel campo delle ipotesi, non dell’efficacia accertata.

Nella pratica, un calo del progesterone (nella fase luteale del ciclo, in perimenopausa o dopo la sospensione di determinati contraccettivi) viene considerato uno tra i diversi fattori che possono favorire una caduta diffusa. Nella maggior parte dei casi agisce insieme al calo degli estrogeni, non da solo. Per questo conviene valutare estrogeni e progesterone nel loro rapporto reciproco, non separatamente.

Gravidanza e caduta dei capelli post partum

La caduta dei capelli dopo il parto è un classico effetto del riassetto ormonale. In gravidanza l’alto livello di estrogeni trattiene molti follicoli nella fase di crescita più a lungo del solito e i capelli appaiono più densi. Dopo il parto gli estrogeni crollano rapidamente e molti di questi follicoli passano insieme nella fase di riposo.

Donna che controlla i propri capelli nella vita quotidiana, immagine della caduta dei capelli ormonale dopo la gravidanza o in menopausa

Il risultato, 2-4 mesi dopo il parto, è una caduta diffusa: il defluvium telogenico post partum. La letteratura indica una frequenza di circa il 20% delle donne (revisione «Telogen Effluvium», PMC6709511), mentre una pubblicazione critica (PubMed 27386466) mette in dubbio che esista come entità chiaramente distinta con questa frequenza. I dati di prevalenza non sono quindi del tutto uniformi.

La notizia rassicurante è questa: si tratta di una caduta fisiologica e di norma completamente reversibile entro 6-12 mesi dal parto. Non è un caso da trapianto di capelli. Chi ne è interessata ha bisogno soprattutto di pazienza, non di una terapia, mentre l’equilibrio ormonale si ristabilisce.

Perimenopausa e menopausa

Nel periodo della menopausa estrogeni e progesterone calano in modo netto, mentre gli androgeni acquistano peso relativo. Questa «dominanza androgenica relativa» produce un doppio effetto: un diradamento diffuso dovuto al calo ormonale stesso e un possibile rafforzamento di uno schema androgenetico già presente su base genetica (caduta dei capelli femminile, FPHL; Cleveland Clinic, revisione PMC10968111).

La terapia ormonale sostitutiva (TOS) e gli ormoni bioidentici non sono trattamenti indicati contro la caduta dei capelli. Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology (13 studi) non ha trovato prove sufficienti e coerenti che una terapia ormonale della menopausa migliori in modo affidabile la caduta dei capelli; singoli studi riportano perfino peggioramenti (sintesi Medical Dialogues, fonte secondaria).

La TOS viene prescritta per altre ragioni mediche e un beneficio sui capelli non è dimostrato. L’unico principio attivo con un’indicazione riconosciuta contro la caduta dei capelli femminile resta il minoxidil topico. Altre opzioni e l’andamento nella donna sono descritti nell’articolo Caduta dei capelli nelle donne.

Ciclo, pillola e contraccezione ormonale

L’effetto della pillola sui capelli dipende dal progestinico che contiene. I progestinici antiandrogeni possono stabilizzare i capelli, quelli androgeni possono favorire la caduta nelle donne predisposte. Dopo la sospensione della pillola, a distanza di 2-3 mesi, si osserva spesso una fase di shedding: un riassetto ormonale che segue lo schema del defluvium telogenico. Capire se dietro ci sia solo il cambiamento temporaneo o anche uno schema androgenetico già in corso è possibile con un’analisi capillare.

Piuttosto favorevoli ai capelli (progestinici antiandrogeni) Piuttosto sfavorevoli (progestinici androgeni)
Ciproterone acetato (azione antiandrogena più forte nel modello animale)
Dienogest, drospirenone (circa 40%)
Clormadinone acetato (circa 20%)
Levonorgestrel
Noretisterone

Le percentuali derivano da modelli sperimentali di confronto della potenza antiandrogena nell’animale, non da studi sull’uomo sulla caduta dei capelli (portali specialistici di endocrinologia, fonti secondarie). Valori indicativi. Un effetto si manifesta al più presto dopo 3-6 mesi. La scelta del contraccettivo spetta sempre al ginecologo.

Un caso particolare è la PCOS (sindrome dell’ovaio policistico): l’eccesso di androgeni può portare a un aumento della peluria corporea e, allo stesso tempo, a uno schema di caduta androgenetico. La spirale ormonale rilascia levonorgestrel a basso dosaggio; sono stati segnalati singoli casi di caduta dei capelli, ma un legame causale solido non è dimostrato. La spirale al rame non contiene ormoni e resta quindi del tutto neutra.

Cortisolo e caduta dei capelli da stress

Lo stress può provocare la caduta dei capelli: uno stress psichico o fisico cronico mantiene il livello di cortisolo costantemente elevato. Il cortisolo agisce sui recettori CRH del follicolo e interferisce con la formazione della sostanza fondamentale della pelle, favorendo un passaggio precoce dalla fase di crescita a quella di riposo (revisione PMC10968111). Il risultato è un defluvium telogenico diffuso.

Tipico è lo sfasamento temporale: l’evento stressante che innesca tutto si colloca in genere circa 3 mesi prima della caduta visibile (revisione «Telogen Effluvium», PMC6709511). Chi perde improvvisamente più capelli dovrebbe quindi ripensare alle settimane precedenti, non solo al momento attuale. Passata la fase acuta di stress, i capelli di norma recuperano.

Va distinta l’alopecia areata, la caduta a chiazze rotondeggianti. Si tratta di una malattia autoimmune in cui le cellule del sistema immunitario attaccano il follicolo e non ha un’origine primariamente ormonale o legata allo stress, anche se lo stress viene discusso come possibile fattore scatenante. Le chiazze glabre rotonde e ben delimitate vanno sempre valutate dal dermatologo.

Ormoni tiroidei e capelli

La tiroide può causare la caduta dei capelli: sia l’ipotiroidismo sia l’ipertiroidismo provocano una caduta diffusa, perché gli ormoni T3 e T4 regolano la divisione cellulare nel bulbo pilifero e la durata della fase di crescita. In caso di ipotiroidismo la divisione cellulare rallenta e si sviluppa un defluvium telogenico (revisione PMC10968111).

Il collegamento è frequente: in una coorte esaminata, circa il 31% delle donne con schema di caduta femminile presentava contemporaneamente un ipotiroidismo (revisione PMC10968111). Si tratta di un’associazione, non di un rapporto di causa-effetto automatico. Poiché il tema è ampio, i dettagli sono raccolti nella guida dedicata Caduta dei capelli e tiroide, con valori, regolazione della terapia e tempi di recupero.

Reversibile o permanente? La differenza decisiva

La ricrescita dopo una caduta ormonale dipende dal tipo già descritto: la forma diffusa di origine ormonale è per lo più reversibile appena il fattore scatenante rientra, mentre la forma androgenetica a schema definito progredisce senza trattamento. La tabella che segue raccoglie i segnali che permettono di distinguere i due tipi nella vita quotidiana.

Segnale Indica una forma diffusa / reversibile (riassetto) Indica una forma a schema definito / androgenetica
Distribuzione Diradamento uniforme su tutta la testa Riga, tempie, vertice
Fattore scatenante Parto, pillola, stress, tiroide Insorgenza graduale, familiarità
Andamento Un episodio, poi recupero Progressione lenta
Attaccatura Resta invariata Arretra (uomo) / riga più larga (donna)
Contesto Chiaramente legato a un evento In aumento nel corso degli anni

Orientamento generale, non sostituisce la diagnosi medica. Quale sia il tipo lo chiarisce un’analisi capillare specialistica.

Confronto schematico degli schemi di caduta dei capelli nell'uomo (Norwood-Hamilton) e nella donna (Ludwig) nell'alopecia androgenetica

C’è una precisazione importante che viene raramente spiegata: uno shock ormonale diffuso (sospensione della pillola, parto, forte stress) può «smascherare» un’alopecia androgenetica già presente su base genetica e accelerarne la progressione visibile. In questi casi i due meccanismi si intrecciano. Proprio per questo un chiarimento specialistico è più utile che tirare a indovinare.

Per il trattamento questo significa che solo la forma androgenetica, con un’area donatrice stabile e resistente al DHT, risponde ai farmaci per la ricrescita o a un trapianto di capelli. La caduta diffusa dovuta a un riassetto ormonale non è adatta a questo tipo di intervento e di norma recupera da sé. Un’analisi capillare inquadra lo schema visibile sulla base delle foto e aiuta così a distinguere i due tipi. È una prima valutazione visiva, non un esame del sangue medico né una diagnostica ormonale, ma un primo passo onesto invece della vendita di un trattamento.

Gratuita e senza impegno. Valutazione dello schema di caduta su base fotografica, non sostituisce un esame del sangue medico.

Trattamento: differenziato in base alla causa

Il trattamento della caduta dei capelli ormonale segue il meccanismo alla base. Nella forma diffusa e reversibile il primo obiettivo è la causa: regolare la tiroide con il medico, controllare i valori di ferro e ferritina, ridurre lo stress e, dopo una gravidanza o la sospensione della pillola, dare tempo. Il recupero spontaneo richiede in genere da 6 a 12 mesi. Trattare in modo eccessivo un processo che si autolimita non ha senso.

Nella forma androgenetica esistono opzioni efficaci e medicalmente consolidate. La panoramica che segue inquadra i due principi attivi più importanti per indicazione, livello di evidenza e avvertenze. I dettagli sul principio attivo sono descritti nell’articolo Minoxidil contro la caduta dei capelli.

Principio attivo Indicato per Livello di evidenza Avvertenza
Minoxidil (topico) Uomini e donne, applicazione sul cuoio capelluto Il livello di evidenza più alto secondo la linea guida europea EDF (S3) Tra la seconda e la sesta settimana un aumento temporaneo della caduta («shedding») è normale e non è un fallimento della terapia. Non tutti rispondono.
Finasteride (orale, 1 mg/giorno) Solo uomini, esclusivamente su indicazione medica Efficacia dimostrata: inibisce la 5-alfa-reduttasi e abbassa il livello di DHT Effetti collaterali sessuali negli studi attorno al 3,8% contro il 2,1% con placebo, di norma reversibili. La sindrome post-finasteride è oggetto di discussione. Controindicato nelle donne. Vedi l’avvertenza di sicurezza qui sotto.

Non è una raccomandazione terapeutica, ma un inquadramento. Ogni trattamento farmacologico va deciso e seguito da un medico.

Avvertenza di sicurezza sulla finasteride: nel 2025 il coordinamento europeo dei medicinali (CMDh/EMA) ha adottato misure legate al rischio di suicidalità. In Francia, per esempio, l’agenzia del farmaco ANSM richiede dal 16 aprile 2026, prima di ogni prescrizione, una dichiarazione informativa firmata ogni anno da medico e paziente. La finasteride è controindicata nelle donne (teratogena in gravidanza) e va assunta solo dopo un’informazione medica approfondita.

Nelle donne si possono prendere in considerazione, su indicazione medica, gli antiandrogeni. Secondo il documento di consenso AEDV (2023), nelle donne in postmenopausa la combinazione di minoxidil e di un inibitore della 5-alfa-reduttasi è la più efficace, mentre in premenopausa al posto dell’inibitore si può utilizzare lo spironolattone. Aspetti complementari come i nutrienti sono trattati nell’articolo Integratori contro la caduta dei capelli; un’eventuale carenza emerge invece dall’esame del sangue in caso di caduta dei capelli.

Il trapianto di capelli è un’opzione in presenza di uno schema androgenetico stabile e di un’area donatrice sicura. Nelle donne serve però prudenza: nello schema femminile spesso si miniaturizza anche la zona posteriore del capo, per cui frequentemente non esiste un’area donatrice affidabile. In questi casi il trapianto è possibile solo dopo una valutazione tricologica rigorosa, non come soluzione automatica. Non ogni caduta diffusa, del resto, è di origine ormonale: si pensi alla carenza di ferro e alle vitamine contro la caduta dei capelli.

Quanto tempo serve perché i capelli ricrescano?

Nella caduta ormonale reversibile la ricrescita segue il ciclo naturale del capello e richiede pazienza. Appena il fattore scatenante rientra, prima rallenta la caduta e solo dopo compaiono capelli nuovi visibili. La tabella che segue mostra l’andamento tipico della fase di recupero (ricavato dal modello del defluvium telogenico, PMC6709511 e PMC10968111).

Periodo Cosa succede nel follicolo
Mese 1-2 Il fattore scatenante rientra (tiroide regolata, stress ridotto, riassetto ormonale concluso) e la caduta rallenta in modo visibile.
Mese 3-4 I follicoli escono dalla fase di riposo ed entrano nella nuova fase di crescita (anagen).
Mese 5-6 Compaiono i primi «baby hair» visibili (capelli nuovi corti e fini) sull’attaccatura e sulla parte superiore del capo.
Mese 6-12 Nella caduta diffusa e reversibile la densità dei capelli recupera in genere in larga parte o del tutto.

Valori indicativi, variabili da persona a persona. La caduta androgenetica non segue questo andamento da sé: qui serve un trattamento mirato.

Quale medico e quali valori?

Il primo riferimento in caso di caduta dei capelli ormonale è il medico di base, per un emocromo di base e il valore del TSH. In presenza di valori alterati o di un sospetto preciso il passo successivo è l’invio allo specialista: l’endocrinologo per l’equilibrio ormonale in generale, il ginecologo per ciclo, contraccezione, menopausa e PCOS, il dermatologo o il tricologo per l’analisi dello schema di caduta e la valutazione dell’area donatrice.

Nelle donne il momento del prelievo è determinante: senza il giorno giusto del ciclo molti valori ormonali dicono poco. La checklist che segue si può stampare o fotografare e portare con sé alla visita.

Valore Quando misurarlo? A chi rivolgersi
Testosterone (totale/libero), DHEA-S, SHBG, FSH, LH, estradiolo Giorno 3-5 del ciclo (fase follicolare precoce) Ginecologo / endocrinologo
Progesterone Giorno 19-21 del ciclo (circa 7 giorni dopo l’ovulazione) Ginecologo
TSH, fT3, fT4 Indipendentemente dal ciclo Medico di base / endocrinologo
Ferritina, vitamina D, prolattina Indipendentemente dal ciclo Medico di base

In caso di ciclo irregolare o in postmenopausa i tempi vanno definiti caso per caso dal medico. Indicazioni standard di medicina di laboratorio, non valori obiettivo. Maggiori informazioni nell’esame del sangue in caso di caduta dei capelli e nelle cause della caduta dei capelli.

Il punto di vista clinico

Soprattutto nelle donne raramente c’è una sola causa. Nella pratica clinica si sovrappongono spesso una componente diffusa legata a un riassetto (menopausa, tiroide, ferro) e uno schema androgenetico su base genetica. Per questo all’inizio la domanda è sempre quale sia il tipo, non quale sia il trattamento. Un’analisi accurata evita che una caduta reversibile venga trattata inutilmente e che una caduta androgenetica venga riconosciuta troppo tardi. (Elithair Medical Board)

Domande frequenti su ormoni e capelli

Quali ormoni provocano la caduta dei capelli?

Sono coinvolti soprattutto il DHT (derivato dal testosterone), un calo di estrogeni e progesterone, gli ormoni tiroidei (T3/T4), il cortisolo in caso di stress e, nelle donne con PCOS, la prolattina e il DHEA-S. Il DHT è la causa più frequente della caduta permanente a schema definito.

La caduta dei capelli ormonale è reversibile?

Dipende dal tipo. La caduta diffusa dovuta a un riassetto ormonale (parto, pillola, stress, tiroide) è per lo più reversibile e recupera in 6-12 mesi. La caduta androgenetica (DHT) progredisce senza trattamento e non ricresce da sé.

Il testosterone provoca la caduta dei capelli?

No, non direttamente. Ciò che conta è la conversione in DHT e la sensibilità ereditaria dei follicoli, non il livello di testosterone in sé. Gli uomini con caduta dei capelli non hanno in media valori di testosterone più alti degli uomini senza caduta.

Che effetto ha il progesterone sui capelli?

Il progesterone è considerato piuttosto favorevole ai capelli, perché potrebbe frenare la formazione di DHT. Questo effetto è documentato dal punto di vista biochimico, ma nell’essere umano non è confermato da studi significativi. Il progesterone non è una terapia riconosciuta contro la caduta dei capelli.

Caduta dei capelli dopo la sospensione della pillola: quanto dura?

Nella maggior parte dei casi è solo temporanea. Dopo la sospensione, a distanza di 2-3 mesi, si verifica spesso una fase di shedding dovuta al riassetto ormonale. Di norma i capelli recuperano poi da sé. Se la caduta continua oltre i 6-12 mesi, va valutata da un medico.

Caduta dei capelli in menopausa: cosa aiuta?

L’unica opzione con prove solide è il minoxidil topico, il solo principio attivo con un’indicazione riconosciuta contro la caduta dei capelli femminile. La terapia ormonale sostitutiva non è un trattamento indicato contro la caduta dei capelli e le prove al riguardo sono discordanti. Il primo passo è far valutare lo schema di caduta da un medico.

Lo stress può provocare la caduta dei capelli?

Sì. Lo stress cronico mantiene il cortisolo elevato e spinge i follicoli precocemente nella fase di riposo. La caduta visibile (defluvium telogenico) compare tipicamente circa 3 mesi dopo la fase di stress e di norma recupera una volta terminata.

Un trapianto di capelli può fermare la caduta ormonale?

Solo in parte. Nello schema androgenetico con un’area donatrice stabile e resistente al DHT è possibile, nella caduta diffusa dovuta a un riassetto ormonale no. Nelle donne è spesso interessata anche l’area donatrice, per questo serve una valutazione tricologica rigorosa.

Quale pillola fa bene o male ai capelli?

Dipende dal progestinico. I progestinici antiandrogeni (ciproterone acetato, dienogest, drospirenone, clormadinone) sono considerati piuttosto favorevoli ai capelli, quelli androgeni come il levonorgestrel o il noretisterone piuttosto sfavorevoli. La scelta del contraccettivo spetta sempre al ginecologo.

La masturbazione porta alla caduta dei capelli?

No, è un mito. Non esistono prove solide di un legame causale tra frequenza delle eiaculazioni e alopecia androgenetica. Le oscillazioni ormonali di breve durata non modificano la sensibilità ereditaria dei follicoli.

Fonti

  • «The Hormonal Background of Hair Loss in Non-Scarring Alopecias», 2024 (PMC10968111). Link
  • «Androgen Physiology: Receptor and Metabolic Disorders», Endotext (NCBI Bookshelf NBK279028). Link
  • «Telogen Effluvium: A Comprehensive Review» (PMC6709511). Link
  • «The Postpartum Telogen Effluvium Fallacy» (PubMed 27386466). Link
  • AEDV/Grupo Español de Tricología: documento di consenso sull’alopecia androgenetica, 2023 (Actas Dermo-Sifiliográficas). Link
  • ANSM: «Finastéride 1 mg et chute de cheveux» (obbligo di informazione da aprile 2026). Link
  • Springer Medizin sulla linea guida EDF/S3: «Androgenetische Alopezie: Neue Leitlinie empfiehlt Minoxidil». Link
  • endokrinologen.de: «Anlagebedingter Haarausfall» (dati di prevalenza). Link

Aggiornato al 2026. Questo articolo ha finalità di informazione generale e non sostituisce la consulenza, la diagnosi o il trattamento medico. In caso di caduta dei capelli persistente rivolgiti a un medico.

Dr. Imad Moustafa

Dr. Imad Moustafa

Specialista in trapianto di capelli

Contenuto verificato dal punto di vista medico: revisionato dall’“Elithair Medical Board”. Ci assicuriamo che tutte le informazioni relative alla salute siano supportate da dati clinici aggiornati e da fonti mediche affidabili, seguendo rigorosi criteri di revisione medica.