Kreisrunder Haarausfall als scharf begrenzte runde kahle Stelle im gesunden Haar

Alopecia areata: cause, trattamento e prognosi

Risposta breve: che cos’è l’alopecia areata?

L’alopecia areata è una malattia autoimmune in cui le cellule immunitarie dell’organismo attaccano il follicolo pilifero, provocando la comparsa di chiazze glabre nettamente delimitate e delle dimensioni di una moneta. Il follicolo viene solo messo a riposo, non distrutto, per questo il capello può ricrescere. La malattia non è contagiosa né mette in pericolo la vita, ma ha un decorso imprevedibile. L’inquadramento spetta al dermatologo.

  • Quadro clinico: reazione autoimmune contro il follicolo pilifero, prevalenza nell’arco della vita di circa il 2 % a livello mondiale.
  • Segno caratteristico: peli a punto esclamativo sul bordo delle chiazze attive (documentabili nel 91,9 % dei casi attivi).
  • Terapia di prima linea: corticosteroidi topici o intralesionali, nelle forme gravi inibitori JAK.
  • Prognosi: nelle chiazze singole di piccole dimensioni il capello ricresce spesso entro 6-12 mesi, nelle forme estese molto più raramente.

Che cos’è l’alopecia areata?

L’alopecia areata è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca i follicoli piliferi lasciando chiazze glabre rotonde e nettamente delimitate. A differenza delle alopecie cicatriziali, il follicolo viene solo messo a riposo, non distrutto. Secondo il lavoro fondamentale “Hair follicle immune privilege and its collapse” (2020) la struttura si conserva, per questo esiste in linea di principio un potenziale di ricrescita.[1]

La prevalenza nell’arco della vita si attesta intorno al 2 % a livello mondiale, e al 2,1 % in uno studio di popolazione statunitense.[2] L’alopecia areata è quindi la malattia autoimmune più frequente in assoluto e la seconda forma di caduta dei capelli dopo la calvizie ereditaria. In Germania, secondo l’annuncio della nuova linea guida S3 (DDG, febbraio 2026), ne sono colpite circa 170.000 persone, con circa 70.000 nuovi casi all’anno.[3]

La malattia può insorgere a qualsiasi età, con un picco di frequenza tra i 10 e i 30 anni. Circa il 66 % delle persone colpite ha il primo episodio prima dei 30 anni.[4] Contrariamente a una convinzione diffusa, le donne sono colpite più spesso: un’analisi del Global Burden of Disease (dal 1990 al 2021) stima il loro rischio nell’arco della vita circa 1,9 volte più alto rispetto agli uomini.[5]

L’alopecia areata non è contagiosa, non è un’infezione né un fungo e non rappresenta un pericolo diretto per la vita. Il peso maggiore è psicosociale: ansia, umore depresso e una qualità di vita compromessa sono ben documentati. “Non pericolosa” non significa quindi “innocua”: il disagio psicologico è reale e va preso sul serio.

Sintomi: come riconoscere l’alopecia areata

L’alopecia areata si manifesta con chiazze glabre rotonde od ovali, nettamente delimitate, su un cuoio capelluto liscio e senza alterazioni, privo di desquamazione, arrossamento o cicatrice. Spesso una chiazza delle dimensioni di una moneta viene notata per caso mentre ci si pettina o dal parrucchiere. I bordi sono netti, i capelli circostanti appaiono sani. È questo che distingue la malattia dalle forme infiammatorie o cicatriziali.

Il segnale d’allarme più importante sono i peli a punto esclamativo: peli corti, che si assottigliano verso il cuoio capelluto e sono più larghi in punta, presenti sul bordo delle chiazze attive. Sono considerati un segno altamente caratteristico dell’attività di malattia in corso e, secondo una revisione sistematica (2023), sono documentabili nel 91,9 % dei casi attivi.[6] Non sono però una prova assoluta, perché raramente compaiono anche in altre patologie.

Molte persone colpite avvertono prima della caduta visibile un prurito, un formicolio o un bruciore nella zona interessata. Questa cosiddetta tricodinia è descritta, secondo le sintesi degli studi, da circa il 25-30 % dei pazienti. Il sintomo è spesso vissuto con ansia, ma di per sé non è una prova di alopecia areata. Può essere un segnale precoce di una nuova fase attiva.

In una parte delle persone colpite compaiono alterazioni delle unghie, la cui frequenza in letteratura varia ampiamente (dal 7 al 66 %, in media circa il 30 %). Tipiche sono le unghie a ditale (piccole depressioni puntiformi, in una coorte 53,3 %) e la tracheonichia (unghie ruvide, tipo carta vetrata). Il coinvolgimento ungueale è considerato un marcatore prognostico piuttosto sfavorevole. Possono essere interessati cuoio capelluto, barba, ciglia, sopracciglia e peluria corporea.

Vergleich eines normalen Haares mit einem Ausrufezeichenhaar bei kreisrundem Haarausfall

Checklist dei sintomi: i segni tipici in sintesi

  • Una o più chiazze glabre rotonde e nettamente delimitate, spesso delle dimensioni di una moneta
  • Cuoio capelluto liscio e non irritato, senza desquamazione, arrossamento o cicatrice
  • Peli corti a punto esclamativo sul bordo della chiazza
  • Prurito, formicolio o bruciore (tricodinia) prima o durante la caduta
  • Depressioni puntiformi (unghie a ditale) o solchi ruvidi (tracheonichia) sulle unghie
  • Possibile coinvolgimento di barba, ciglia o sopracciglia

Questa lista non sostituisce una diagnosi medica. È un orientamento per il colloquio con il dermatologo.

Cause dell’alopecia areata

La causa dell’alopecia areata è una reazione autoimmune su base di una predisposizione genetica, non una carenza di nutrienti né una cura dei capelli sbagliata. Nella fase di crescita il follicolo possiede normalmente un “privilegio immunitario”, una sorta di zona protetta. Nell’alopecia areata questa protezione crolla, così il sistema immunitario tratta i propri capelli come estranei.[1]

In concreto, i linfociti T CD8+ NKG2D+ migrano nel bulbo pilifero e rilasciano il mediatore interferone-gamma (IFN-γ), che intensifica l’attacco.[7] La via di segnalazione centrale alla base di questo processo è la via JAK-STAT. Proprio per questo i moderni inibitori JAK sono efficaci: interrompono questa cascata. Il follicolo in sé resta intatto durante questo processo.

Meccanismo autoimmune nell'alopecia areata: le cellule immunitarie attaccano il bulbo pilifero, il follicolo resta integro

L’alopecia areata compare con maggiore frequenza insieme ad altre malattie autoimmuni. La patologia associata più frequente è la malattia autoimmune della tiroide (in uno studio 6,8 %), seguita dalla vitiligine (circa 2,8 %) e dalla dermatite atopica (fino al 14,1 %).[8] Complessivamente, in uno studio clinico l’11,5 % delle persone colpite presentava un’ulteriore malattia autoimmune, contro il 7,9 % del gruppo di controllo.[9] Questo legame con la tiroide lo spieghiamo nell’articolo sulla caduta dei capelli da tiroide.

La predisposizione è il presupposto, poi un fattore scatenante innesca l’episodio. Come fattori scatenanti si considerano le infezioni, i cambiamenti ormonali e lo stress psicologico. Anche dopo un’infezione da COVID-19 o una vaccinazione sono stati descritti episodi, con maggiore frequenza nelle persone con anamnesi familiare. Le analisi di grandi dimensioni non mostrano però un rischio generalmente aumentato: qui è importante una valutazione differenziata.

L’alopecia areata dipende dallo stress?

Lo stress non è la causa dell’alopecia areata, ma in presenza di una predisposizione può contribuire come fattore scatenante a innescare un episodio. La malattia di fondo resta autoimmune.[10] La prova probabilmente più chiara contro l’idea che sia “solo una questione di testa”: l’alopecia areata compare anche nei neonati e nei lattanti, in cui lo stress psicologico è da escludere come spiegazione.

In uno studio psicodermatologico più datato almeno il 23 % dei pazienti riferiva un evento di vita stressante prima dell’esordio della malattia.[11] Questo dato proviene da un campione ridotto e non vale come tasso causale fisso. Mostra però che lo stress può essere un tassello del puzzle in una parte delle persone colpite, senza mai essere la spiegazione esclusiva.

L’idea che “te la sei procurata da solo con lo stress” è oggettivamente falsa e viene spesso vissuta dalle persone colpite come una colpevolizzazione. Al contrario si crea un circolo vizioso: la caduta visibile dei capelli genera essa stessa uno stress considerevole. La gestione dello stress è quindi una misura di accompagnamento sensata, ma non calma in modo affidabile il processo autoimmune e non sostituisce una terapia.

Forme e gradi di gravità dell’alopecia areata

L’alopecia areata va dalla singola chiazza alla perdita totale dei capelli, e la forma determina prognosi e trattamento. La variante più frequente e in genere più lieve è l’alopecia areata a chiazze, con una o più aree circoscritte. Da qui i dermatologi descrivono uno spettro che arriva fino ai decorsi gravi ed estesi.

Forme dell'alopecia areata: a chiazze, totale, universale, ofiasi e barbae
  • Alopecia areata (a chiazze): una o più chiazze rotonde, di solito la forma più lieve e più frequente.
  • Alopecia totale: perdita completa dei capelli del cuoio capelluto.
  • Alopecia universale: perdita completa dei capelli del cuoio capelluto e dei peli corporei.
  • Ofiasi: perdita a fascia sulla nuca e sull’attaccatura dei capelli, prognosticamente sfavorevole.
  • Alopecia areata incognita (diffusa): forma rara e diffusa, soprattutto nelle donne più giovani, che assomiglia a un telogen effluvium.
  • Alopecia areata barbae: forma particolare limitata alla barba, secondo un’indagine circa il 28 % dei casi, con età media di insorgenza tra i 30 e i 40 anni.

In breve: il punteggio SALT

Il “Severity of Alopecia Tool” (SALT) misura in modo standardizzato la percentuale di superficie glabra del cuoio capelluto. Il cuoio capelluto viene diviso in quattro aree con una quota di superficie fissa: sommità 40 %, nuca 24 %, ciascun lato 18 %. Il valore complessivo va da 0 (nessuna perdita) a 100 (perdita totale dei capelli del cuoio capelluto). A partire da un punteggio SALT di 50, cioè circa il 50 % di cuoio capelluto interessato, l’alopecia areata è considerata grave. È al tempo stesso la soglia di autorizzazione per gli inibitori JAK in Europa.

L’alopecia areata ricresce?

In breve: sì, l’alopecia areata può ricrescere, perché il follicolo non viene distrutto, ma le probabilità dipendono fortemente dal grado di gravità. Nelle forme lievi a chiazze, secondo una revisione, dal 30 al 50 % dei casi ha una remissione spontanea entro i primi 6-12 mesi, e fino al 66 % recupera entro 5 anni.[12]

Decisiva è l’estensione: con meno del 25 % di cuoio capelluto interessato il tasso di remissione è di circa il 68 %, con oltre il 50 % di interessamento solo di circa l’8 %. Per l’alopecia totale, universale e per la forma di ofiasi vale una remissione spontanea inferiore al 10 %. Chi ha una di queste forme non dovrebbe affidarsi a un “tanto ricresce”.

Importante per l’inquadramento: gli articoli di stampa sulla nuova linea guida tedesca S3 (2026) riassumono che una “guarigione spontanea” si verifica solo in meno del 10 % dei casi.[3] Questo sembra in contraddizione con il 30-68 % internazionale per i casi lievi. Il motivo sta nelle diverse definizioni: una guarigione duratura e priva di recidive è più rara della ricrescita visibile di singole chiazze.

Il nuovo capello all’inizio appare spesso sottile e non pigmentato, come una peluria chiara; solo in seguito seguono la ripigmentazione e l’ispessimento nell’arco di diversi mesi. L’esatta sequenza temporale, e il motivo per cui i primi capelli diventano visibili solo dopo mesi, è legata al ciclo del capello. La timeline seguente mostra un decorso tipico, ma non garantito.

Periodo Cosa accade nel follicolo Cosa si può vedere
Mese 1-3 L’episodio si calma, l’attacco alla chiazza si attenua, il follicolo riposa. La caduta sul bordo della chiazza si arresta, l’area glabra non si estende ulteriormente.
Mese 3-6 Il follicolo rientra nella fase di crescita (anagen). Nella zona glabra compare una peluria fine, spesso non pigmentata.
Mese 6-12 Ripigmentazione e ispessimento dei nuovi capelli. Nelle forme lievi la chiazza si riempie visibilmente, il capello acquista colore e spessore.

Decorso individuale e a fasi. Nelle forme estese (totale, universale, ofiasi) la ricrescita è nettamente meno probabile.

Prognosi favorevole

  • Chiazza singola e piccola
  • Durata breve della malattia
  • Prima manifestazione in età adulta
  • Nessun coinvolgimento ungueale

Prognosi sfavorevole

  • Esordio in età infantile
  • Grande estensione (totale, universale)
  • Pattern a ofiasi sulla nuca
  • Coinvolgimento ungueale, atopia associata o malattia autoimmune

E, a essere onesti: le recidive sono possibili in qualsiasi momento, anche dopo anni senza disturbi. Una chiazza ricresciuta una volta non è una garanzia per il futuro. Per questo l’accompagnamento dermatologico è importante, soprattutto quando compaiono nuove chiazze o il quadro cambia.

Trattamento dell’alopecia areata

In breve: il trattamento dell’alopecia areata dipende dal grado di gravità e va dall’attesa consapevole ai preparati a base di cortisone e all’immunoterapia topica, fino ai moderni inibitori JAK. L’obiettivo è frenare la reazione autoimmune, non una “guarigione” a comando. Nessun prodotto da banco e nessun trapianto di capelli elimina la malattia di fondo. La scelta della terapia spetta al dermatologo.

Nel caso di una chiazza singola piccola e recente, l’attesa controllata (watchful waiting) nei primi circa 6 mesi è un’opzione legittima secondo la nuova linea guida tedesca S3, perché qui la probabilità di remissione spontanea è elevata. In caso di perdita più estesa o rapida si ricorre a terapie attive. La panoramica seguente associa le opzioni al rispettivo grado di gravità.

Trattamento Per quale grado di gravità Principio d’azione Da sapere
Attesa (watchful waiting) Chiazza singola lieve e circoscritta, primi circa 6 mesi Nessun intervento, osservazione del decorso spontaneo Legittima secondo la linea guida S3; alta remissione spontanea solo in caso di interessamento piccolo e recente
Cortisone topico/intralesionale Chiazze da lievi a moderate, localizzate Immunosoppressione locale nella chiazza Opzione standard in caso di interessamento circoscritto; effetti collaterali per lo più locali (assottigliamento cutaneo)
Cortisone sistemico (breve termine) Forme acute a rapida diffusione Immunosoppressione sistemica Spesso buona risposta iniziale, ma frequente recidiva dopo la sospensione; rischi a lungo termine (osteoporosi, metabolismo). Mai dosare di propria iniziativa
Immunoterapia topica (DCP) AA da moderata a grave, estesa Una dermatite da contatto mirata devia la risposta immunitaria Una qualche ricrescita in circa il 69 %, ricrescita completa circa il 23 %, tasso di recidiva circa il 37 %[13]
Inibitori JAK (baricitinib, ritlecitinib) Solo AA grave, punteggio SALT da 50 Inibizione della via di segnalazione JAK-STAT Soggetti a prescrizione; classe di avvertenze relative a eventi cardiovascolari, tumori, trombosi. Valutazione rischio-beneficio solo medica
Minoxidil topico Tutti i gradi di gravità, solo come coadiuvante Favorisce la circolazione e la crescita Come monoterapia insufficientemente documentato; in combinazione circa il 57 % di risposta secondo una meta-analisi[14]
Opzioni cosmetiche (parrucca, protesi) Tutti i gradi di gravità, soprattutto perdita estesa Nessun effetto terapeutico, ma qualità di vita In Germania le parrucche sono considerate ausili e vengono per lo più rimborsate dall’assicurazione sanitaria

Un punto è decisivo per le aspettative: gli inibitori JAK come baricitinib (Olumiant, raccomandazione CHMP maggio 2022) e ritlecitinib (Litfulo, autorizzazione UE settembre 2023, dai 12 anni) sono approvati esclusivamente per l’alopecia areata grave, cioè a partire da un punteggio SALT di 50.[15] Per la tipica chiazza singola delle dimensioni di una moneta non sono previsti.

Questi principi attivi possono determinare una ricrescita significativa nei decorsi gravi, ma portano una classe di avvertenze relative a eventi cardiovascolari, tumori e trombosi, derivata dai dati di altri inibitori JAK.[16] Anche il cortisone sistemico non è una soluzione permanente innocua: dopo la sospensione si verifica spesso una recidiva. Decisioni di questo tipo sono sempre soppesate dal medico rispetto al grado di gravità.

Alopecia areata vs. calvizie ereditaria: quando si può prendere in considerazione un trapianto di capelli

L’alopecia areata (autoimmune, chiazze rotonde, spesso reversibile) si distingue radicalmente dalla calvizie ereditaria (androgenetica, stempiature e diradamento della zona superiore). Solo il tipo ereditario è del tutto trattabile con un trapianto di capelli. Chi scopre una chiazza glabra dovrebbe quindi sapere prima di tutto di quale tipo si tratta. Entrambi possono comparire anche contemporaneamente.

Caratteristica Alopecia areata Calvizie ereditaria (androgenetica) Caduta diffusa (es. tiroide, ferro)
Aspetto Chiazze glabre rotonde e nettamente delimitate Stempiature, diradamento della zona superiore e della sommità Diradamento uniforme senza bordi netti
Causa Reazione autoimmune contro il follicolo Sensibilità genetica al DHT Per lo più reversibile: carenza di ferro, tiroide, farmaci
Decorso tipico A fasi, spesso con remissione spontanea Cronico e progressivo, nessuna remissione spontanea Per lo più reversibile dopo la rimozione della causa
Follicolo danneggiato in modo permanente? No, nessuna cicatrizzazione Sì, miniaturizzazione progressiva No, se si rimuove la causa
Risponde al trapianto di capelli? No, il processo autoimmune attacca anche i follicoli trapiantati , l’unica delle tre forme con un’opzione di trapianto consolidata No, la causa non risiede nel follicolo stesso

Nell’alopecia areata un trapianto di capelli non è in linea di principio una soluzione affidabile, nemmeno in una fase apparentemente tranquilla. Il processo autoimmune può riaccendersi in qualsiasi momento e attaccherebbe allo stesso modo i follicoli trapiantati. Inoltre lo stimolo chirurgico, attraverso il fenomeno di Köbner, può riattivare una chiazza fino a quel momento quiescente. Solo un pattern androgenetico accertato è del tutto trapiantabile.

Il punto di vista della clinica Elithair

Nelle consulenze vediamo di continuo persone che scambiano una chiazza glabra rotonda per l’inizio di una calvizie e chiedono subito un trapianto di capelli. Il primo e più importante passo è però determinare il tipo. L’alopecia areata è una malattia autoimmune, spesso reversibile, e va affidata al dermatologo. Un trapianto di capelli qui non è un’opzione sensata. Solo nel pattern ereditario con decorso stabile è del tutto un argomento da valutare.

Il primo passo è quindi sempre la domanda: di quale tipo si tratta davvero? È proprio a questo che serve l’analisi gratuita dei capelli di Elithair come prefiltro. Osserva il vostro pattern di caduta visibile e offre un primo orientamento, se assomiglia più a un pattern ereditario, quindi in linea di principio trapiantabile, oppure a un’alopecia areata o a una caduta diffusa, che spetta al dermatologo. In entrambi i casi il risultato vi indirizza sulla strada giusta. Non sostituisce un esame del sangue medico né una diagnosi dermatologica, ma può chiarire la direzione.

Quando rivolgersi al medico per l’alopecia areata

Al dermatologo dovreste rivolgervi in caso di ogni nuova chiazza glabra, di perdita rapida o estesa, di coinvolgimento di barba, ciglia o unghie, così come in caso di forte disagio psicologico. Il dermatologo è il punto di riferimento giusto per l’alopecia areata. Conferma la diagnosi e verifica le malattie autoimmuni associate, ad esempio attraverso i valori tiroidei.

Dermatologe untersucht die Kopfhaut per Trichoskopie zur Diagnose von kreisrundem Haarausfall

La diagnosi viene formulata dal medico con diversi metodi. Alla diagnosi visiva si affianca spesso la tricoscopia (dermatoscopia), l’esame non invasivo più importante. Segni tipici sono i punti gialli (il segno più frequente), i punti neri, i peli a punto esclamativo e i corti peli vellus. La loro riduzione durante la terapia è considerata un buon segno di risposta. In aggiunta, un esame del sangue può escludere altre cause.

Segnali d’allarme: ora dal dermatologo

  • Una nuova chiazza glabra rotonda che non riuscite a spiegarvi
  • Diffusione rapida o più chiazze contemporaneamente
  • Coinvolgimento di barba, ciglia o sopracciglia
  • Alterazioni delle unghie (depressioni puntiformi, solchi ruvidi)
  • Forte disagio psicologico dovuto alla perdita dei capelli

Il pull test medico lo esegue solo il medico. Vi preghiamo di non tirare voi stessi i capelli, crea un’insicurezza inutile.

Mito vs. fatto sull’alopecia areata

Intorno all’alopecia areata circolano molti errori tenaci, dai rimedi casalinghi alla paura del contagio. Il confronto seguente inquadra le affermazioni più frequenti sulla base delle evidenze. Non sostituisce un colloquio medico, ma aiuta a inquadrare le informazioni errate più diffuse e a ridurre preoccupazioni inutili.

Mito Fatto
Il succo di cipolla o l’aglio fa ricrescere i capelli Si basa su un unico piccolo studio del 2002 con un alto tasso di abbandono, mai replicato. Può irritare la pelle e non cambia nulla nel processo autoimmune
L’alopecia areata è contagiosa No. Non è un’infezione né un fungo, ma una malattia autoimmune. Una trasmissione non è possibile
È puramente psicologica, solo stress Lo stress può essere un fattore scatenante, ma non è la causa. Alla base c’è una reazione autoimmune geneticamente determinata
La colpa è di uno shampoo sbagliato La cura dei capelli non influenza il processo autoimmune. Lavare, asciugare e mettere in piega sono consentiti
Ora non posso più tingermi i capelli Tingere e mettere in piega sono in linea di principio possibili. In caso di cuoio capelluto irritato conviene confrontarsi con il dermatologo
Una dieta particolare guarisce la malattia Per la vitamina A, D, la biotina o il selenio non è documentato alcun effetto. Un’alimentazione equilibrata è sensata, ma non sostituisce una terapia

Cosa aiuta la psiche

Poiché il decorso è clinicamente incerto, la gestione del disagio è un tassello importante a sé. La perdita visibile dei capelli può pesare, e non dovete affrontarla da soli.

  • Per una chiazza piccola e recente, le microfibre di cheratina (le cosiddette fibre coprenti) e gli spray coloranti per l’attaccatura mascherano la chiazza glabra in pochi secondi, ad esempio prima di un appuntamento. Sono puramente cosmetiche, non influenzano il processo autoimmune e non sostituiscono l’inquadramento medico.
  • In caso di perdita più estesa, il camouflage, la protesi o la parrucca alleviano la pressione quotidiana; in Germania le parrucche vengono per lo più rimborsate come ausili dall’assicurazione sanitaria.
  • Il confronto con altre persone colpite è di sollievo. In Germania l’associazione Alopecia Areata Deutschland e.V. (AAD) offre consulenza dal 1991 e aiuta anche con le richieste all’assicurazione sanitaria.[17]
  • In caso di disagio psicologico persistente, un supporto professionale è sensato e non è un segno di debolezza.

Domande frequenti sull’alopecia areata

L’alopecia areata è pericolosa o contagiosa?

L’alopecia areata non è né contagiosa né un tumore e non rappresenta un pericolo diretto per la vita. Non è un’infezione né un fungo. Vanno però prese sul serio il disagio psicologico e, nelle forme gravi (ofiasi, totale, universale), il decorso cronico. “Non pericolosa” non significa quindi “innocua”.

L’alopecia areata è curabile?

Nell’alopecia areata il follicolo non viene distrutto, per questo una ricrescita è possibile. La medicina parla comunque con prudenza di “guarigione”, perché le recidive possono comparire in qualsiasi momento. Nelle chiazze singole lievi fino al 66 % recupera entro 5 anni, nelle forme estese la remissione spontanea è inferiore al 10 %.

Quale medico tratta l’alopecia areata?

Competente è il dermatologo. Conferma la diagnosi tramite diagnosi visiva e tricoscopia, valuta il grado di gravità e verifica le patologie associate come un disturbo tiroideo. Per l’alopecia areata il dermatologo è il primo punto di riferimento giusto, non il medico di base da solo né un centro di trapianti di capelli.

Nell’alopecia areata manca una vitamina o un nutriente?

L’alopecia areata non deriva da una carenza di nutrienti, bensì da una reazione autoimmune. Per la vitamina A, D, la biotina e il selenio non è documentato alcun effetto. Il medico controlla comunque spesso valori come il ferro e la tiroide, per escludere cause associate. Dettagli in merito nell’articolo su carenza di ferro e caduta dei capelli.

Alopecia areata nei bambini, cosa cambia?

Nei bambini l’alopecia areata inizia spesso presto e mostra più frequentemente alterazioni ungueali (tracheonichia 26 % contro l’8,6 % negli adulti). Il disagio psicosociale dovuto al bullismo è particolarmente elevato. La terapia punta su opzioni con meno effetti collaterali; l’inibitore JAK ritlecitinib è approvato solo a partire dai 12 anni. Il trattamento va affidato a un dermatologo pediatrico.

L’alopecia areata può tornare?

Sì, le recidive nell’alopecia areata sono possibili in qualsiasi momento, anche dopo anni senza disturbi. Una chiazza ricresciuta una volta non è una garanzia di tranquillità duratura. Per questo l’accompagnamento dermatologico resta sensato, soprattutto quando compaiono nuove chiazze o il quadro cambia.

Posso lavare e tingere i capelli in caso di alopecia areata?

Sì. Lavare, asciugare, mettere in piega e di norma anche tingere non influenzano il processo autoimmune e sono consentiti. Nessuno shampoo provoca l’alopecia areata. Solo in caso di cuoio capelluto irritato o trattato dovreste concordare brevemente i trattamenti chimici con il vostro dermatologo.

Un trapianto di capelli può risolvere l’alopecia areata?

No. Nell’alopecia areata un trapianto di capelli non è in linea di principio una soluzione affidabile, perché il processo autoimmune attacca anche i follicoli trapiantati e lo stimolo chirurgico, attraverso il fenomeno di Köbner, può riattivare una chiazza. Solo la calvizie ereditaria (androgenetica) è trapiantabile. Entrambi i tipi possono coesistere.

Fonti

  1. Hair follicle immune privilege and its collapse in alopecia areata, PubMed (2020): pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  2. Lifetime incidence risk of Alopecia Areata, Rochester Epidemiology Project 1990–2009, PMC: pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  3. S3-Leitlinie „Diagnostik und Therapie der Alopecia areata” (AWMF-Reg.-Nr. 013-104, 2026): register.awmf.org; Pressemitteilung der DDG: derma.de
  4. DermNet, Alopecia areata in children: dermnetnz.org
  5. Global sex disparities in lifetime risk of alopecia areata (GBD 1990–2021), Biology of Sex Differences 2025: link.springer.com
  6. Trichoscopy pattern in alopecia areata, Systematic Review and Meta-Analysis (2023): onlinelibrary.wiley.com
  7. TH1 effector CD4 T cells rely on IFN-γ production to induce alopecia areata, Science Advances (2024): science.org
  8. The Frequency of Autoimmune Thyroid Disease in Alopecia Areata and Vitiligo Patients, PMC: ncbi.nlm.nih.gov
  9. Alopecia Areata and Autoimmunity: A Clinical Study, PMC: pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  10. Lifestyle Factors Involved in the Pathogenesis of Alopecia Areata, PMC: ncbi.nlm.nih.gov
  11. Stress and alopecia areata: a psychodermatologic study, PubMed: pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  12. Alopecia Areata: Burden of Disease, Approach to Treatment (Remissionsraten), PMC: pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  13. Zhu et al., DCP-Immuntherapie, Systematic Review and Meta-Analysis, Dermatologic Therapy 2023: onlinelibrary.wiley.com
  14. The Role of Minoxidil in Treatment of Alopecia Areata, Systematic Review and Meta-Analysis, PMC: pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  15. EMA, Litfulo (Ritlecitinib) EPAR: ema.europa.eu
  16. FDA, Boxed Warning für JAK-Inhibitoren (2021), Healio: healio.com
  17. Alopecia Areata Deutschland e.V. (Selbsthilfe): kreisrunderhaarausfall.de

Questo articolo ha scopo di informazione generale e non sostituisce una diagnosi o un trattamento medico. L’alopecia areata richiede un inquadramento dermatologico. Aggiornamento: 2026.

Dr. Imad Moustafa

Dr. Imad Moustafa

Specialista in trapianto di capelli

Contenuto verificato dal punto di vista medico: revisionato dall’“Elithair Medical Board”. Ci assicuriamo che tutte le informazioni relative alla salute siano supportate da dati clinici aggiornati e da fonti mediche affidabili, seguendo rigorosi criteri di revisione medica.